16 agosto 2008

le stelle in me

"Una notte di urla. Una notte di strilli soffocati da un cuscino un po bagnato da lacrime che non ricordavo di aver versato. Ho rotto uno specchio e non me ne frega un cazzo dei 7 anni di sfiga. Non me ne frega niente dei tagli sulla mano. Non me ne frega niente di aver visto la mia immagina rompersi in mille pezzi. Ho cercato di parlare per l ennesima volta con una persona della mia famiglia. Mi ha chiesto con le lacrime agli occhi che cazzo ho che non va. Perchè io ho qualcosa che non va. Continuo a dire che tutto questo passerà ma so perfettamente che oramai ha segnato la mia esistenza e OK. Dite che sono una fottuta vittimista. Si. Hai ragione a dire che sono fredda, non riesco a dirti che ti voglio bene. Non ci riesco perchè non mi fido di te. Ho bisogno di lei per essere felice e continuo a sbagliare, continuo a essere una persona sbagliata.. Ho bisogno della sua presenza. Continuo a fare cose che poi dimentico. La mia mente vuole fare una cosa, il mio volere un altra e il mio corpo si oppone ad entrambe le decisioni. Credo di essere matta o almeno sono solo in una delle infinite crisi adolescenziali. Un "din din din" quasi ossessivo mi segue. Forse non c'è neanche, esiste solo nella mia testa. La mia testa sta scoppiando e cerco ancora di dirmi che tutte queste urla un giorno cesseranno e starò di nuovo bene. Dopo che mi sarò scordata la malinconia di questi giorni. Ho perso la voce, ho dato colpa agli urli sulle giostre e continuerò a mentire anche a me stessa sperando che un giorno molto vicino troverò le risposte alle mie domande. Ho voluto parlare per prima, ho voluto arrivare io a quella che sarebbe stata la discussione più dura della mia esistenza e ho cominciato con un semplice "allora...". La parola più fugace, insieme a tutte le altre parole sbagliate che ho detto. Ma non mi dispiace. Era quello che doveva succedere dopotutto. Quella ragazza che non doveva essere mai passata dalla mia vita purtroppo c'è ancora dentro di me. E cerco di far di tutto per dimenticare. Le sue foto nella mia camera non riesco a toglierle. Ho bisogno di guardarle in momenti come questo. E so di sbagliare, so di esagerare, so che queste parole lei non le leggerà. So che domani questi miei pensieri voleranno via, voleranno tra le onde di un mare infinito, voleranno tra stelle, desideri. Queste tre notti non ho dormito, non ci sono riuscita. Le ho passate con un telefono in mano con una precisione da prendere ma non ho mai concluso niente. Non l ho mai chiamata. Un mortorio di sigarette giacciono sotto una terrazza di una casa non mia. Una casa che tra due giorni sarò obbligata a salutare forse per sempre. Una casa in cui oramai ci sono solo ricordi destinati a svanire come il fumo di sigarette che non dovrei fumare. La gola chiede perdono ma ho bisogno di sfogarmi e ho gia fatto troppo casino per seguire il mio istinto. Ho visto la mia immagine distruggersi, davanti a uno specchio troppo grande. Ma la mia immagine -appunto- era morta da tempo. Continuo ad urlare, continuo a pettinare i miei capelli, continuo a cercare in me una persona che non trovo. Costantemente soppressa. Disegno, disegno ciò che vedo, ciò che credo di vedere, ciò che spererei di vedere, ciò che non vedrò mai. Spero solo in un suo abbraccio. Vorrei che tutto fosse così facile e non lo è. Aggiungerei purtroppo. Come sempre lei aveva ragione. L amore arriva e te lo butta nel culo. Il problema è che non dirò mai più niente di tutto questo a questa persona. Le ho mandato un e-mail prima di partire. Spero in una risposta. Vorrei solo riaverla. A mai più."
Una parte di un diario che ho tenuto in queste vacanze. Le vacanze più strane che io abbia mai fatto. Sto ricambiando di nuovo. Spero sia solo una fase pre-mestruale perchè senno mi butto dalla finestra. Dio cane.
Scusate lo scazzo

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